Guardò l'alba che iniziava a colorare l'orizzonte di un arancione malato. "Che vengano pure," disse tra i denti. "Ho ancora abbastanza argento per tutti."
Era Makoto. Nonostante le ferite, i suoi occhi brillavano della solita determinazione feroce. Non portava buone notizie. "I sensori hanno rilevato un picco di attività ematica nei sotterranei della vecchia torre radio. Non erano tutti prototipi, Eric. Qualcosa di... antico... si è svegliato durante il combattimento finale."
Il bambino sorrise, rivelando file di denti sottili come aghi. "Perché la tua parte umana sta morendo. E quando morirà, non sarai tu a dare la caccia a noi. Saremo noi a darti il benvenuto a casa."
Blade rinfoderò la spada, il cuore che batteva un ritmo pesante e alieno. La guerra contro l'Existence era stata solo il prologo. La vera oscurità doveva ancora sorgere, e questa volta, il nemico più pericoloso non era fuori, ma già dentro di lui.
Un lampo improvviso illuminò la stanza. Quando la luce svanì, il bambino era scomparso, lasciando solo una rosa nera appassita sul pavimento di cemento.
Mentre sfrecciava tra le luci al neon, Blade sentì un brivido che non veniva dal freddo. Nella sua mente, un’immagine residua del passato: il volto di sua madre, poi quello di Deacon Frost, e infine un'ombra senza nome con gli occhi color cremisi che lo fissava dal fondo di un abisso.